November 5, 2009
Nel 2010 l’Italia, all’ottavo posto al mondo per spese militari, spenderà oltre 23,5
miliardi di euro per la Difesa. E’ uno dei tanti dati contenuti nel saggio ‘Il caro
armato’, appena pubblicato da Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) e
Massimo Paolicelli (Associazione Obiettori Nonviolenti).
Il testo, edito da Altreconomia, spiega come questi costi siano da imputare alle
oltre trenta missioni militari italiane all’estero, al mantenimento di un esercito
professionale di 190mila uomini (dove il numero dei comandanti - 600 generali e
ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali - supera quello
dei comandati), ma soprattutto all’acquisto di costosissimi armamenti: dai nuovi
sistemi d’arma dalla portaerei Cavour (1,4 miliardi di euro), alle fregate Fremm (5,7
miliardi) ai 131 cacciabombardiere F-35 (13 miliardi). Alla faccia della crisi
economica.
November 4, 2009
Quindi Maestro, in conclusione, dobbiamo riappenderti o no?”
“Ma fate quel che vi pare, tanto comunque sia non avete capito. Mi sembra tutto così poco serio. Il fariseo che mi pianta come una bandierina, il sadduceo che vede la bandierina e si sente leso nei suoi diritti umani, è l’umanità? Sembra un pollaio. Non ci sono cose più serie? A scuola, poi. Che io nelle scuole ci vado, lo so quali sono i veri problemi”.
“Eh, immagino”.
“No, non puoi neanche immaginare, fidati. Sai quante non sono a norma? Sai quante non rispettano la 626? Sai quanto costerebbe metterle tutte in sicurezza?”
“Ecco, Maestro, questi sono effettivamente problemi seri…”
“Sai che mancano i sostegni? I corsi di recupero? Sai che la scuola assomiglia sempre meno un luogo educativo e sempre più a una casa di detenzione? Parliamo di questo!”
“No, Maestro, appunto. Proprio perché sono problemi seri, è meglio non parlarne”.

hneeta:

“Non è facile raccontare di come siamo ridotti senza provare sentimenti di rabbia e costernazione nei confronti di una ricostruzione che non esiste e che invece viene percepita nel Paese come fosse in stato avanzato. Cominciamo a dire che a L’Aquila è in atto una COSTRUZIONE di enormi quartieri fatti di casermoni di legno e alluminio che ad oggi (29 Ottobre) ospitano 2500-3000 sfollati a fronte di una popolazione attualmente senza tetto ancora di oltre 40mila. Quando i cantieri saranno tutti chiusi, si pensa a gennaio, arriveranno a contenere 15mila persone, le altre dovranno aspettare che parta la vera RICOSTRUZIONE, assolutamente bloccata. I cantieri aperti sulle abitazioni degli Aquilani si contano sulle dita di una mano, questo perché le ditte non si fidano di anticipare per iniziare i lavori. Sanno bene che i soldi sono spalmati da oggi fino al 2032 e hanno paura di non vederli per niente. Bisogna intervenire sulle case vere che tra quelle classificate b-c (relativamente poco lesionate, a guardarle fanno spavento, la cosiddetta ricostruzione leggera..) e zone rosse (i centri storici della città e delle sue dodici frazioni) rappresentano l’80% del patrimonio immobiliare di L’Aquila. Nel frattempo abbiamo ancora diverse tendopoli aperte con 3500 persone al gelo (due settimane fa una notte -4) e 30mila al mare. Nelle case agibili qua ormai si sta in 10, modello anni ‘30. […] Il disastro è talmente enorme che si fa fatica ad elencare tutto quello che non va. Altri esempi: l’ospedale(quello famoso costruito di un piano su un’area immensa perché si diceva che così fosse antisismico, e che la notte del sei aprile con morti e feriti era inagibile al 90%…) è ancora inagibile per due terzi a oltre sei mesi dal sisma. Le scuole, ripartite tra enormi difficoltà, accorpano orari e studenti per gestire una evidente mancanza di spazi. L’Università passa da 30mila studenti dell’anno accademico 08/09 ai 12mila di oggi che sono destinati a diminuire perché per loro si dispone di solo 200 posti letto. L’Aquila aveva 72mila residenti nel comune e 30mila nel comprensorio, con una popolazione lavorativa di 40mila persone prima del terremoto, oggi tra autonomi e dipendenti abbiamo 20mila richieste di cassa integrazione straordinaria, artigiani e piccoli commercianti sono fermi da mesi e non possono riaprire perché le loro attività erano nei centri storici. I drammi privati si intrecciano a quelli collettivi nella mia città. Questo senza che nemmeno gli Aquilani si rendano bene conto di quello che sta succedendo.”

Miss Kappa: L’Aquila oggi (via addictions)

Mi è capitato di vedere Curzio Maltese intervistato ad AnnoZero. Era accusato da un politico del Pdl, come giornalista di Repubblica, di non aver parlato del caso di quel demente che cercava un killer per Berlusconi. Bene, Maltese gli dice e gli fa vedere che invece la notizia è riportata su Repubblica. Bene, il politico del Pdl non chiede scusa. Anzi, ripete tranquillamente: “Non l’avete scritto”. Maltese insiste, il politico del Pdl continua a sostenere di fronte all’evidenza la sua verità, che poi è un falso. Non solo. Il giorno dopo, su Libero, viene ripresa la non-notizia secondo cui su Repubblica non è mai stata data questa notizia. Non si dice che non è stata data con la giusta importanza, si dice proprio che “non è stata data”. Insomma, nell’era berlusconiana ci siamo trovati di fronte a chi non è minimamente interessato alla realtà, alla verità, alle cose veramente importanti di questo Paese, a un minimo di Etica.
November 3, 2009
Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e aihnoi zar antidroga de noantri, ne ha detta una. Anzi due. Sulla morte di Stefano Cucchi, brutalmente picchiato a sangue dopo l’arresto per pochi grammi di marijuana, il nostro è riuscito laddove neanche la più sottile parodia dello sfortunato personaggio avrebbe potuto. La morte di Cucchi? Due le cause per Giovanardi: 1. la droga. Se non la consumi, non vieni arrestato, e quindi non muori. Non fa ‘na piega. 2. la mancanza di una legge che impone il testamento biologico stile Opus dei (quello, per intendersi, che obbliga il paziente ad alimentarsi e idratarsi anche contro la sua volontà). Neanche il ministro della giustizia, Angelino Alfano, aveva osato tanto. Si era limitato a riportare la più classica delle giustificazioni, anche detta “la scusa del marito violento”: Cucchi è morto perché caduto per le scale.
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